C’è chi ora, anche tra i pientini, la chiama “la valle del Gladiatore”.
Niente di dissacratorio o, peggio, di oltraggioso, la Val d’Orcia ha la solidità di una denominazione di origine protetta che gli abitanti di Pienza per primi rispettano e tutelano.
In quel nome c’è piuttosto una vena ironica, ammiccante, che fa naturalmente riferimento al film del 2000 di Ridley Scott, vincitore di 5 premi Oscar, interpretato da Russell Crowe, a cui fu assegnata una delle statuette, ma anche al fortissimo richiamo che l’area sottostante l’abitato di Pienza esercita su larghissime schiere di visitatori per essere stata il set di alcune scene del film. Effettivamente durante tutto l’anno, ma in particolare nella bella stagione e al calare del sole, è molto frequente trovare lunghe file di auto parcheggiate lungo la SP 18 del Monte Amiata, a poche centinaia di metri dal centro di Pienza, nei pressi del podere S. Giuseppe, che si trova all’imbocco del percorso pedonale che porta alla Pieve di Corsignano.
Il traffico e l’affollamento non sono però dovuti alla presenza della pur magnifica chiesa in pietra arenaria intitolata ai Santi Vito e Modesto e risalente al XII/XIII secolo, nel cui battistero furono battezzati i futuri Papi Pio II e suo nipote Pio III.
I visitatori si dirigono in quel luogo, il pendio che da Corsignano guarda verso il Podere Terrapile, per ammirare lo scenario in cui Ridley Scott ambientò una memorabile scena del Gladiatore.
La vallata, ammantata di campi di grano e punteggiata dalla presenza di cipressi, nel film ospita la casa del condottiero Massimo Decimo Meridio, costretto a diventare gladiatore per riacquistare la libertà.
La scena ha una potenza spettacolare e emotiva che ancora affascina e coinvolge chiunque la veda, “costringendolo” a recarsi sul posto per verificare se quel luogo esista veramente e abbia quella forza evocativa: la risposta è, invariabilmente, “si”. E con saggezza e acume tipicamente toscani, gli stessi pientini aggiungono: “se è il Gladiatore che porta visitatori da tutto il mondo a scoprire e ad ammirare la Pieve di Corsignano, un risultato l’abbiamo raggiunto”.
Il film fu girato a Pienza nel giugno 1999, due settimane intensissime di lavorazione che, raccontano le cronache, richiamarono sul territorio una notevole quantità di persone coinvolte, con vari compiti, nella lavorazione; ma l’imponente lavorazione, forse anche per precisa volontà dei responsabili, passò piuttosto inosservata. Scott, già regista di Blade Runner, aveva idee molto chiare sul risultato che voleva ottenere da quella scenografia che aveva scelto e che aveva così fortemente voluto.
Il confronto tra le immagini del film e la realtà dei luoghi dimostra che, in fase di post-produzione, videografica e altri effetti digitali furono ampiamente utilizzati senza però levare nulla alla forza evocativa e alla drammaticità delle scene.