A pochi minuti da Pienza, arroccato su una collina dominante la Val d’Orcia, si trova Monticchiello, un affascinante borgo medievale toscano dall’identità forte e orgogliosa.
La sua posizione strategica, nei pressi del valico della Foce, ha favorito gli insediamenti umani fin dall’età preistorica, come testimoniano numerosi reperti archeologici.
Nel corso dei secoli, Monticchiello fu una delle roccaforti più importanti della Repubblica di Siena. Le prime attestazioni risalgono al 973, quando il conte Lamberto Aldobrandeschi lo vendette all’Abbadia del Monte Amiata. Nel Medioevo il borgo passò sotto varie dominazioni – Aldobrandeschi, Stato della Chiesa e Cavalieri Teutonici – fino a diventare un baluardo difensivo conteso tra Siena, Firenze, Arezzo e Orvieto.
Divenuto comune senese nel Duecento, rimase fedele a Siena fino al Cinquecento, quando cadde sotto il dominio mediceo. Lo spirito indipendente dei monticchiellesi, tuttavia, non venne mai meno: durante la Seconda guerra mondiale, il 6 aprile 1944, un piccolo gruppo di partigiani del borgo riuscì a respingere un attacco dell’esercito fascista, episodio che ancora oggi viene ricordato con orgoglio.
Cosa vedere
L’aspetto di Monticchiello conserva intatto il fascino del borgo medievale fortificato. Si accede da un’elegante porta gotica, detta Porta Sant’Agata, un tempo protetta da un avamposto difensivo oggi scomparso. Le abitazioni si raccolgono intorno alla piazza e alla chiesa parrocchiale dei Santi Leonardo e Cristoforo, racchiuse all’interno di una cinta muraria costellata da torri del XV secolo.
Nel punto più alto del borgo sorge la Rocca, ricostruita all’inizio del Quattrocento: una poderosa torre con base quadrata a scarpa e feritoie, realizzata con conci di pietra perfettamente lavorati. Costruita come “Maschio” dominante il cassero e l’abitato, era il simbolo della potenza difensiva del borgo.
La Chiesa dei Santi Leonardo e Cristoforo, edificata nel Duecento da maestranze cistercensi per volere della Repubblica di Siena, è un magnifico esempio di architettura gotico-cistercense. Presenta una scalinata poligonale d’accesso, un portale cuspidato e un rosone con dodici archetti trilobati. L’interno, un tempo completamente affrescato, conserva oggi frammenti pittorici trecenteschi e quattrocenteschi:
- un raro San Francesco d’Assisi vestito da Saccato, rappresentazione insolita per l’iconografia francescana;
- un San Nicola da Bari in trono con i santi Cosma e Damiano, opera di un ignoto pittore senese del Quattrocento;
- un frammento con San Giorgio che presenta un cavaliere alla Madonna in trono, probabile ritratto del capitano del popolo di Monticchiello;
- le maestose figure di San Cristoforo e San Leonardo, ai lati della cappella principale.
Tra le opere più preziose spiccano una rara rappresentazione del Sacramento della Confessione, attribuita a un pittore vicino ad Ambrogio Lorenzetti, e una copia della Madonna con Bambino di Pietro Lorenzetti (1310-1320), il cui originale è conservato nel Museo Diocesano di Pienza.
All’interno dell’altare principale è presente il sepolcro del Beato Giovanni Benincasa (1375-1426)
Curiosità
Accanto alla chiesa si apre una piazzetta che un tempo ospitava l’antico cimitero. Oggi vi si trova un ex granaio, sede del Museo del Teatro Povero di Monticchiello (Tepotratos).
Questa singolare esperienza teatrale, nata negli anni Sessanta grazie all’iniziativa del parroco Don Vasco Neri e di un gruppo di abitanti, è divenuta famosa in tutta Italia. Ogni estate gli abitanti mettono in scena, nella piazza principale, opere collettive scritte, dirette e interpretate da loro stessi, che affrontano temi sociali, storici e contemporanei, creando un raro esempio di teatro popolare vivo e partecipato.